Torre di Bellosguardo
24 UNA TORRE , UNA POE S I A , UNA SCE LTA IL COLLE DI BELLOSGUARDO Molto prima che la villa assumesse la forma attuale, il colle di Bellosguardo era già apprezzato per la sua posizione straordinaria. Da qui Firenze si apre in un unico, ampio panorama: la valle dell’Arno, il Duomo, le torri e le colline toscane in lontananza. Il suo stesso nome significa “bel guardo”. Per secoli questo crinale fu scelto da chi cercava aria, distanza, silenzio — e il privilegio di osservare la città senza esserne immerso. Studi archeologici e topografici suggeriscono che il colle potesse avere valore strategico fin dall’antichità, forse lungo le vie che collegavanoFiesoleeVolterra.Chevifosseroomenofortificazioni precedenti, il potenziale difensivo e contemplativo del luogo era evidente ben prima che la villa prendesse forma. IL XIII SECOLO: IL CASINO DI CACCIA DI GUIDO CAVALCANTI Nel XIII secolo la Torre di Bellosguardo fu costruita dal nobile e poeta fiorentino Guido Cavalcanti, figura di spicco del Dolce Stil Novo e intimo amico di Dante Alighieri. Concepita come casino di caccia e rifugio di campagna, la torre si innalzava per oltre venticinque metri sopra boschi e terreni agricoli a sud delle mura cittadine. Pur solida e dall’aspetto difensivo — come consuetudine nell’architettura medievale — la sua funzione primaria era residenziale e simbolica: la presenza rurale di una famiglia nobile affacciata su Firenze. Documenti attestano la proprietà dei Cavalcanti fino al XV secolo. Per generazioni, Bellosguardo rimase legata al loro nome. TUMULTI POLITICI E CONFISCA MEDICEA La Firenze rinascimentale fu segnata da conflitti tra fazioni. A seguito di congiure e ritorsioni, le proprietà delle famiglie rivali vennero confiscate. Le fonti storiche indicano che Bellosguardo passò sotto il controllo mediceo durante questo periodo turbolento. Nel 1559 Cosimo I de’ Medici concesse la tenuta al suo fedele ciambellano, il Capitano Ernando Sernese. Dopo successivi passaggi attraverso l’amministrazione ducale, la proprietà fu venduta nel 1583 a Girolamo di Antonio Michelozzi Boni. Si apriva così una fase rinascimentale trasformativa. LA TRASFORMAZIONE RINASCIMENTALE: I MICHELOZZI E I ROTI MICHELOZZI Sotto la famigliaMichelozzi— in seguitodivisanei ramiMichelozzi e Roti Michelozzi — il casino medievale si evolse in villa. Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo i merli furono rimossi e la torre coperta, fu creato un grande salone. Un portico a L e una loggia superiore furono costruiti attorno a un cortile. Eleganti finestre inginocchiate scandirono la facciata. Sopra l’ingresso fu collocato un gruppo marmoreo raffigurante la Carità (Caritas), attribuito a Pietro Francavilla, allievo del Giambologna. La firma di Francavilla, rinvenuta sul piedistallo, rafforza tale attribuzione. IL CICLO DI AFFRESCHI E IL TEMA DELLA CARITÀ L’Aula Magna custodisce un ciclo di affreschi incentrato sulla virtù teologale della Carità. Tradizionalmente attribuiti a Giovanni da San Giovanni, gli affreschi sono stati riesaminati dal professor Clifton Olds, che ha proposto una possibile attribuzione a Bernardino Poccetti, artista prolifico attivo nella Firenze medicea. Il programma comprende diciotto scene narrative tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, culminando con Fede, Speranza e Carità — con la Carità posta centralmente e gerarchicamente al di sopra delle altre. Sebbene la parola Caritas non compaia esplicitamente nelle iscrizioni, l’intera struttura iconografica ruota attorno a questo tema.
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NDY4MzE=